Che cos'è la rimodulazione e come riconoscerla in fattura
La rimodulazione delle tariffe TIM è una modifica unilaterale del contratto: il canone mensile cambia, quasi sempre verso l'alto, senza che tu abbia chiesto una nuova offerta. L'operatore è tenuto ad avvisarti prima, e lo fa con un avviso in fattura, un SMS o una email in cui indica l'importo nuovo, la data da cui si applica e la motivazione, di solito ricondotta ai costi di gestione e agli investimenti sulle reti di nuova generazione. Conserva quella comunicazione e mettila accanto alle due bollette che contano, quella precedente all'aumento e quella in cui compare la cifra maggiorata: è il modo più rapido per quantificare la differenza mensile e per capire da quando decorre. Non tutti i rincari passano dal canone, quindi leggi anche le voci minori del riepilogo. Negli ultimi anni sono stati ritoccati, per esempio, il costo della fattura cartacea e quello di alcuni servizi accessori sulla linea fissa, mentre sul mobile le variazioni possono riguardare i giga o i minuti inclusi a parità di prezzo. Anche una modifica delle soglie, non solo del prezzo, rientra tra le variazioni contrattuali che ti danno diritto a dire no.
Preavviso di almeno 30 giorni e diritto di recesso senza penali
Proprio perché si tratta di una modifica che non hai sottoscritto, la normativa ti mette in condizione di scegliere. La delibera AGCOM n. 519/15/CONS stabilisce che l'operatore debba informare i clienti con una campagna di comunicazione dedicata e con un preavviso di almeno 30 giorni, mentre il Codice delle comunicazioni elettroniche riconosce a chi non accetta le nuove condizioni il diritto di recedere o di passare a un altro gestore senza penali e senza costi di disattivazione. Il punto delicato è il termine: la finestra utile per esercitare il recesso gratuito si apre con la comunicazione e di norma si chiude entro la scadenza indicata nell'avviso, che coincide con l'entrata in vigore della nuova tariffa. Segna quella data sul calendario appena ricevi l'SMS o la fattura, perché oltre quel momento l'accettazione si considera tacita e tornare indietro diventa molto più complicato: dopo la decorrenza puoi comunque disdire, ma alle condizioni ordinarie del contratto, con i relativi costi di cessazione.
Come comunicare il recesso o passare a un altro operatore
Hai due strade, e conviene sceglierle in base a ciò che vuoi ottenere. Se la linea non ti serve più, invia una comunicazione scritta di recesso per rimodulazione, meglio tramite PEC o raccomandata con ricevuta di ritorno: indica numero cliente, codice contratto, numero di telefono interessato, richiama l'avviso di variazione ricevuto e allegalo. Se invece vuoi solo smettere di pagare di più, non disdire da solo: attiva la portabilità con il nuovo operatore, che gestisce la migrazione e chiude il rapporto precedente conservando il numero, ed evita così giorni senza servizio. In entrambi i casi chiedi che la richiesta risulti inoltrata entro il termine dell'avviso e tieni copia della ricevuta di invio, perché è la prova che ti servirà in caso di addebiti. Prima di chiudere, verifica due aspetti pratici. Se hai un modem o uno smartphone pagato a rate, controlla cosa prevede il contratto per le rate residue, che in genere restano dovute anche quando il recesso è gratuito; e se un apparato ti è stato dato in comodato, accertati dei tempi e delle modalità di restituzione.
Se preferisci restare o se l'aumento resta in bolletta
Recedere non è l'unica risposta a una rimodulazione. In alcune occasioni l'operatore propone, in alternativa al rincaro, il passaggio a una tecnologia più performante in fibra o in radio senza costi di attivazione e mantenendo il numero, dopo una verifica della copertura al tuo indirizzo: se la tua zona è servita, chiamare il servizio clienti entro la data indicata può valere più di un cambio gestore. Vale comunque la pena confrontare prima i canoni disponibili dove abiti, così decidi con un numero in mano e non a sensazione. Se invece hai comunicato il recesso e l'importo maggiorato continua a comparire in fattura, o ti vengono addebitati costi di disattivazione, presenta un reclamo scritto al gestore allegando le prove che hai raccolto. Qualora la risposta non arrivi o non risolva, puoi rivolgerti alla piattaforma di conciliazione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, un procedimento gratuito, oppure farti assistere da un'associazione dei consumatori: è la via ordinaria per ottenere lo storno degli importi non dovuti senza passare dal giudice.





