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Bonus ristrutturazioni al 36% per la prima casa: cosa sapere

Aggiornato il 06 ottobre 20264 capitoli
Perché dal 2027 la detrazione sulla prima casa scende dal 50% al 36%

Perché dal 2027 la detrazione sulla prima casa scende dal 50% al 36%

Il bonus ristrutturazioni è la detrazione IRPEF che ti restituisce, in dieci anni, una parte delle spese sostenute per recuperare un immobile. Per il 2026 la regola prevede il 50% per chi interviene sull'abitazione principale di cui è proprietario o titolare di un diritto reale, e il 36% in tutti gli altri casi. Dal 2027, in base alla legislazione già approvata, si scende di un gradino: la prima casa passa al 36% e gli altri immobili al 30%. La manovra per il 2027 è in preparazione in queste settimane e le detrazioni edilizie sono tra le voci indicate in calo, quindi è prudente ragionare sullo scenario meno favorevole e non su una proroga che oggi nessuno garantisce. Il dettaglio che conta è il principio di cassa: per i privati vale l'anno in cui il bonifico viene eseguito, non la data di inizio o fine del cantiere. Se hai un intervento già deciso e la liquidità per pagarlo, saldare entro il 2026 ti permette di restare nella fascia del 50%, mentre le fatture pagate dal primo gennaio 2027 seguiranno l'aliquota in vigore in quel momento. Verifica le date con il tuo commercialista o con un CAF prima di firmare il preventivo, così sai in anticipo quale percentuale ti spetta.

Chi ha diritto all'aliquota piena e cosa conta come abitazione principale

L'aliquota più alta non dipende solo dall'immobile ma anche dalla tua posizione rispetto a esso. Devi essere proprietario oppure titolare di un diritto reale di godimento, come l'usufrutto o la nuda proprietà, e l'unità deve essere la tua abitazione principale, cioè il luogo in cui hai la residenza anagrafica e dimori abitualmente. Vale anche la casa in cui risiede stabilmente un tuo familiare, quindi l'appartamento di tua proprietà abitato dal coniuge o da un figlio non resta escluso. Chi invece vive in affitto o è un familiare convivente senza alcun titolo sull'immobile continua ad avere accesso al bonus ristrutturazioni, ma con la percentuale ordinaria, quella prevista per gli immobili diversi dalla prima casa. È una differenza che pesa: il figlio che paga la ristrutturazione della casa intestata ai genitori ottiene una detrazione più bassa rispetto a quella che spetterebbe ai genitori stessi. Prima di decidere a chi intestare fatture e bonifici, valuta con un professionista la soluzione che rispetta i requisiti, perché a lavori pagati non si può più correggere.

Quanto recuperi davvero con il 36%: massimale, rate annuali e capienza IRPEF

Il tetto di spesa resta di 96.000 euro per unità immobiliare. Con il 36% la detrazione massima diventa quindi 34.560 euro, da dividere in dieci quote annuali di pari importo, cioè circa 3.456 euro all'anno. Su un intervento più contenuto, per esempio 20.000 euro di lavori, il risparmio fiscale è di 7.200 euro distribuiti in dieci anni, 720 euro per ciascuna dichiarazione dei redditi. Il confronto con il 50% rende l'idea del taglio: a parità di spesa, la stessa ristrutturazione da 20.000 euro avrebbe dato 10.000 euro di sconto. Tieni presente che si tratta di una detrazione, non di un rimborso: la somma viene sottratta dall'IRPEF dovuta ogni anno e la quota che supera l'imposta non si recupera e non si trasferisce agli anni successivi. Se hai un reddito basso o già molte altre detrazioni, una parte del bonus ristrutturazioni può andare persa. Fai una stima della tua capienza fiscale guardando l'ultima dichiarazione prima di impostare il budget dei lavori, così scegli un importo che riesci effettivamente a scaricare.

Bonifico parlante, documenti e finanziamento dei lavori senza perdere il bonus

Per ottenere la detrazione i lavori vanno pagati con il cosiddetto bonifico parlante, un bonifico bancario o postale che riporta nella causale il riferimento alla norma, il codice fiscale di chi beneficia del bonus ristrutturazioni e la partita IVA o il codice fiscale dell'impresa. Un pagamento in contanti, con assegno o con un bonifico ordinario fa perdere il beneficio su quella spesa. Conserva fatture, ricevute dei bonifici, eventuali titoli edilizi e i dati catastali dell'immobile, perché possono essere richiesti in caso di controllo anche a distanza di anni. Se non disponi di tutta la liquidità, puoi coprire la spesa con un prestito personale o con un mutuo dedicato alla ristrutturazione: la detrazione spetta comunque, purché il pagamento all'impresa avvenga con bonifico parlante intestato a te. Chiedi alla banca tempi di istruttoria ed erogazione e confrontali con il calendario dei lavori, perché, se vuoi saldare nell'anno in cui vale ancora il 50%, un'erogazione in ritardo può spostare il bonifico al 2027 e ridurre la percentuale che recuperi.

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