Prestitook.it · guide e consigli pratici
Mutui · Mutuo

Mutuo a tasso misto: come funziona il cambio di tasso

Aggiornato il 02 ottobre 20264 capitoli
Che cos'è il mutuo a tasso misto e perché se ne parla di più

Che cos'è il mutuo a tasso misto e perché se ne parla di più

Il mutuo a tasso misto è un finanziamento in cui il tipo di tasso non resta lo stesso per tutta la durata: il contratto prevede fasi a tasso fisso, con rata stabile, e fasi a tasso variabile, con rata che segue l'andamento del mercato, e stabilisce fin dall'inizio con quali regole si passa dall'una all'altra. Non si tratta quindi di una via di mezzo generica, ma di un prodotto con un meccanismo di cambio scritto nel contratto, che la banca deve descrivere nel foglio informativo e nel PIES, il prospetto informativo europeo standardizzato consegnato prima della firma. L'interesse per questa formula cresce quando fisso e variabile si avvicinano, perché in quel momento il vantaggio di partenza di una scelta sull'altra si riduce e pesa di più la possibilità di cambiare impostazione negli anni. Chi firma oggi per venti o trent'anni non sa come si muoveranno Euribor e IRS, i parametri che guidano rispettivamente il variabile e il fisso, e il tasso misto permette di non legarsi a una sola ipotesi. Valuta però che questa flessibilità ha un prezzo: lo spread, cioè il margine della banca, è di norma un po' più alto rispetto a un fisso o a un variabile puro.

Le finestre di switch: cambio su richiesta o cambio automatico

Sotto l'etichetta di tasso misto convivono meccanismi diversi, e la prima cosa da capire è chi decide il cambio. Nella forma più diffusa, detta misto con opzione, il contratto fissa delle finestre temporali, per esempio ogni due, tre o cinque anni, in cui puoi scegliere se restare con il tasso in corso o passare all'altro, da fisso a variabile o viceversa. Il primo periodo è spesso a tasso fisso e dura di solito tra i due e i cinque anni; alla scadenza la banca ti comunica le condizioni e tu eserciti o meno l'opzione di switch entro i termini previsti. Se lasci passare la finestra senza dire nulla, resti in genere sul regime in corso fino a quella successiva. Esiste poi il misto con cambio automatico, in cui il passaggio è già programmato: si parte con alcuni anni di fisso e poi il mutuo diventa variabile per la durata restante, senza che tu debba decidere nulla ma anche senza possibilità di tornare indietro. Alcuni contratti legano invece lo switch a una soglia dell'indice di riferimento, con un riallineamento che scatta al superamento di quel livello. Verifica sempre quale variante stai valutando, perché c'è molta differenza tra avere il controllo del cambio e subirlo a una data già fissata.

Come si ricalcola la rata quando il tasso cambia

Il passaggio da un regime all'altro non è un semplice cambio di etichetta: la rata viene ricalcolata sul capitale residuo e sulla durata rimanente con il nuovo tasso. Quando il mutuo entra nella fase variabile, il tasso diventa la somma tra un parametro di mercato, di norma l'Euribor, e lo spread indicato nel contratto, e da quel momento la rata si aggiorna a ogni revisione del parametro. Quando invece torni al fisso, il tasso viene determinato secondo le condizioni contrattuali valide in quel momento, in genere a partire dall'IRS di durata pari agli anni che restano più lo spread: non torni quindi al fisso di partenza, ma a quello corrente, che può essere più alto o più basso. Qui sta la differenza tra un tasso misto costruito bene e uno che lo è solo di nome. Leggi come viene definito il tasso di ogni fase, se esistono soglie minime, tetti o costi legati all'esercizio dell'opzione, e chiedi alla banca una simulazione della rata nei due scenari sul capitale che resterà da restituire alla prima finestra. Se la fase iniziale è a variabile, metti in conto che la rata di partenza più leggera può crescere prima della scadenza utile per passare al fisso.

Cosa verificare nel contratto prima di scegliere il tasso misto

Prima della firma confronta il TAEG del mutuo a tasso misto con quello di un fisso e di un variabile della stessa durata, perché è l'unico indicatore che tiene insieme spread, spese di istruttoria, perizia e assicurazioni obbligatorie. Nel PIES cerca la sezione sul tipo di tasso: devono comparire la durata di ogni fase, le date o la cadenza delle finestre di switch, le modalità con cui comunicare la scelta e gli eventuali oneri. Se qualche punto resta vago, chiedi di metterlo per iscritto, perché una formula flessibile serve solo se sai esattamente quando e a quali condizioni potrai usarla. Il tasso misto ha senso se prevedi un cambiamento nel bilancio familiare, per esempio un reddito in crescita o spese alte nei primi anni di casa che chiedono una rata stabile, e se sei disposto a seguire l'andamento dei tassi in vista di ogni finestra. Se invece preferisci firmare e non pensarci più, un fisso puro costa meno in spread e ti evita decisioni periodiche; ricorda comunque che, anche con un tasso tradizionale, la surroga resta un modo per cambiare regime, con tempi e vincoli propri.

Hai altre domande?

Potrebbe interessarti anche