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Mutuo con rata costante e durata variabile: come funziona

Aggiornato il 15 ottobre 20264 capitoli
Rata fissa, tasso variabile: il meccanismo che sposta il rischio sulla durata

Rata fissa, tasso variabile: il meccanismo che sposta il rischio sulla durata

Il mutuo con rata costante e durata variabile è un finanziamento a tasso variabile in cui l'importo che versi ogni mese viene fissato alla stipula e non cambia più, mentre il tasso continua a seguire il mercato. Nei mutui variabili classici le due cose vanno insieme: quando il parametro di riferimento sale, la banca ricalcola la rata e tu paghi di più. Qui invece la rata è bloccata, quindi la variazione del tasso deve scaricarsi su un altro elemento del piano di ammortamento, cioè sul numero di rate che ti restano da pagare. Il tasso applicato è la somma di due componenti: lo spread, che rappresenta il margine della banca e resta fisso per tutta la durata, e un indice di mercato, quasi sempre l'Euribor, con scadenza a uno, tre, sei o dodici mesi a seconda di quanto stabilito nel contratto. A ogni aggiornamento dell'indice la banca ricalcola la quota di interessi contenuta nella rata: se gli interessi crescono, nella stessa rata resta meno spazio per rimborsare il capitale e il debito residuo scende più lentamente; se calano, succede il contrario. Il vantaggio concreto è che puoi pianificare le uscite familiari con una cifra certa, qualunque cosa accada sui mercati.

Tassi in salita: come il rialzo di settembre si scarica sulla scadenza

Prendi un rialzo come quello di settembre. Dal primo aggiornamento utile dell'indice, la quota interessi della tua rata aumenta, ma siccome l'importo complessivo non può muoversi, la quota capitale si riduce dello stesso ammontare. Rimborsi quindi meno debito di quanto prevedeva il piano originario e, per arrivare a zero, ti serviranno più rate: la banca ricalcola la durata e sposta in avanti la data dell'ultima scadenza. Tutto avviene senza che tu debba fare nulla e senza che l'addebito mensile cambi di un euro, per questo conviene chiedere alla banca il piano di ammortamento aggiornato dopo ogni variazione significativa del tasso. L'entità dello spostamento dipende da quanto è salito il tasso, da quanto capitale ti resta da restituire e da quanto tempo manca alla fine: un rialzo nei primi anni, con un debito residuo ancora alto, pesa molto più dello stesso rialzo a mutuo quasi concluso. Se i rialzi sono forti e durano a lungo, le simulazioni mostrano allungamenti anche di diversi anni, fino a circa dieci nei casi più estremi. Vale anche la logica opposta: se dopo il rialzo i tassi tornano a scendere, la quota capitale aumenta, la durata si accorcia e puoi chiudere il mutuo prima del previsto, risparmiando interessi.

Durata minima e massima: i limiti oltre i quali la rata viene ricalcolata

L'allungamento non è illimitato. Il contratto fissa una durata minima e una massima entro cui il meccanismo può operare: nelle offerte più diffuse la scadenza non può scendere sotto i cinque anni né superare i trent'anni, ma i valori precisi li trovi nel foglio informativo e nel contratto della tua banca. Finché le variazioni del tasso restano dentro questo intervallo la rata non si tocca; se invece un rialzo prolungato porterebbe la durata oltre il massimo, la banca ricalcola la rata verso l'alto per far rientrare il piano nei limiti. La protezione sulla rata è quindi forte ma non assoluta, e vale finché il mercato non supera una certa soglia. Per lo stesso motivo le banche sono prudenti sulla durata iniziale: un mutuo che parte già vicino al tetto massimo ha poco margine per assorbire i rialzi, quindi è più facile che venga proposto su durate intermedie. Alcuni istituti consentono, dopo un primo periodo dalla stipula, di modificare l'importo della rata su richiesta del cliente, in modo da riportare la scadenza a un orizzonte più ragionevole quando il reddito lo permette. Verifica se questa possibilità è prevista e a quali condizioni, perché ti dà uno strumento per intervenire senza dover rinegoziare l'intero contratto.

Per chi è adatto e cosa controllare prima della firma

Questa formula è adatta a chi ha un reddito stabile ma poco margine per assorbire aumenti mensili, e preferisce che l'incertezza dei tassi si traduca in qualche anno in più di mutuo piuttosto che in una rata più pesante subito. Tieni presente però che una durata più lunga significa più interessi complessivi: il costo del rialzo viene solo distribuito nel tempo. Se hai davanti un orizzonte lavorativo lungo e la casa è quella in cui pensi di restare, l'allungamento è sostenibile. Se invece prevedi di vendere o estinguere in anticipo entro pochi anni, il vantaggio della rata fissa conta meno e pesa di più il maggior debito residuo che ti ritrovi in caso di rialzi. Prima di firmare leggi con attenzione il parametro di indicizzazione scelto e la frequenza di aggiornamento, perché un Euribor a un mese reagisce ai rialzi più in fretta di uno a dodici mesi. Controlla la durata minima e massima e cosa accade alla rata se vengono superate. Chiedi un paio di simulazioni con scenari di rialzo diversi, così vedi in anticipo di quanti mesi si sposterebbe la scadenza. Confronta poi il tutto con un variabile puro e con un fisso alle condizioni in vigore: la scelta dipende da quanto vuoi proteggere il bilancio mensile oggi rispetto al costo totale del finanziamento.

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