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Valutazione del merito creditizio: quali dati può usare la banca

Aggiornato il 16 ottobre 20264 capitoli
Che cosa valuta la banca prima di concedere un prestito

Che cosa valuta la banca prima di concedere un prestito

Quando presenti una richiesta di prestito, la banca deve stimare quanto è probabile che tu restituisca il capitale alle scadenze previste. Questo passaggio si chiama valutazione del merito creditizio e la legge impone di svolgerlo prima della firma del contratto, in modo approfondito e tenendo conto dei fattori pertinenti per capire se sarai in grado di rispettare gli impegni. Le informazioni raccolte devono riguardare la tua situazione economica e finanziaria, devono essere necessarie, sufficienti e proporzionate rispetto alla somma richiesta, e vanno verificate: un'autocertificazione non basta, la banca controlla ciò che dichiari. Ogni istituto applica poi criteri propri, in base alla politica di rischio che ha scelto di seguire, e spesso riassume il risultato in un punteggio, il credit score, che orienta la decisione finale. Per questo la stessa domanda può essere accolta da una banca e respinta da un'altra. Conoscere in anticipo i dati che entrano in questa analisi ti permette di presentare una pratica ordinata e di evitare un rifiuto dovuto a documenti incompleti.

Reddito, documenti e impegni in corso: le informazioni che fornisci tu

La prima fonte di dati sei tu, direttamente o tramite l'intermediario del credito a cui ti rivolgi. La banca ti chiede di documentare il reddito con le ultime buste paga, il cedolino della pensione o la dichiarazione dei redditi se lavori in proprio, e di indicare il tipo di contratto, perché un impiego a tempo indeterminato pesa diversamente da un rapporto a termine. Può chiederti anche gli estratti conto degli ultimi mesi, per leggere le entrate effettive, le spese ricorrenti e la tua capacità di risparmio, oltre all'elenco dei finanziamenti già in corso con le relative rate. Da questi elementi ricava il rapporto tra la rata complessiva e il reddito mensile, cioè quanto del tuo stipendio è già impegnato. Se qualcosa non torna, la banca può domandarti chiarimenti, e conviene rispondere con precisione. La legge ti tutela quando la valutazione è stata condotta male o le informazioni erano incomplete: in quei casi l'istituto non può risolvere il contratto né modificarlo a tuo svantaggio. Questa protezione però viene meno se hai omesso dati di proposito o dichiarato il falso, quindi dichiara sempre tutti i debiti esistenti, anche quelli piccoli.

Storia dei pagamenti e banche dati: i dati che la banca raccoglie da terzi

Accanto a quello che consegni tu, l'istituto consulta fonti esterne per verificare come ti sei comportato con i finanziamenti precedenti. Le principali sono la Centrale dei rischi tenuta dalla Banca d'Italia, che registra le esposizioni sopra una certa soglia, e i sistemi di informazione creditizia privati, archivi a cui partecipano banche e società finanziarie e che riportano prestiti attivi, rate pagate regolarmente, ritardi, insoluti e anche le richieste di credito presentate di recente. Valuta inoltre la presenza di protesti o di procedure esecutive, che pesano molto sull'esito. Un ritardo isolato e poi sanato non equivale a un'insolvenza, ma resta visibile per un periodo definito dalle regole di ciascun sistema, quindi verifica la tua posizione prima di presentare la domanda, soprattutto se in passato hai saltato una rata. Hai il diritto di accedere ai dati che ti riguardano e di chiederne la correzione se sono errati: una segnalazione sbagliata lasciata in archivio può bloccare una pratica altrimenti solida.

Dati social e informazioni sensibili: cosa la banca non può più usare

Le nuove regole sul credito al consumo, in vigore dall'inizio del 2026 con il recepimento della direttiva europea, tracciano un confine preciso. La valutazione deve restare sulle informazioni economiche e finanziarie: la banca non può basarla sui dati ricavati dai social network, come i contenuti che pubblichi, i contatti o le abitudini che emergono dai tuoi profili, né sulle categorie particolari di dati personali, per esempio quelli sullo stato di salute, sulle opinioni politiche o sull'origine etnica. Il fatto che tu abbia molti o pochi amici online, o che condivida certe foto, non dice nulla sulla tua capacità di rimborsare e non può entrare nel punteggio. Se la domanda viene respinta, l'istituto deve comunicartelo senza indugio e, quando la decisione è stata presa con un sistema automatizzato, puoi chiedere una spiegazione e un riesame da parte di una persona. Se hai il sospetto che siano stati usati dati non consentiti, segnalalo per iscritto alla banca e, se non ottieni risposta, rivolgiti all'arbitro bancario finanziario o al Garante per la protezione dei dati personali.

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