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Pagare l'F24 dall'home banking: come si fa

Aggiornato il 07 ottobre 20264 capitoli
Quando puoi pagare l'F24 dal conto online e quali modelli accetta la banca

Quando puoi pagare l'F24 dal conto online e quali modelli accetta la banca

Pagare l'F24 dall'home banking è la strada più comoda per chi, a novembre, deve versare il secondo acconto delle imposte senza passare da uno sportello. Il modello F24 è la delega unificata con cui si versano imposte erariali come Irpef e addizionali, tributi locali, contributi previdenziali e le somme dovute per ravvedimento o avvisi, e le banche e gli uffici postali convenzionati con l'Agenzia delle Entrate lo accettano attraverso il servizio di internet banking, con addebito diretto sul conto corrente. Se non hai partita Iva non sei obbligato al canale telematico, ma conviene comunque usarlo perché eviti le code e hai un riepilogo dei dati prima dell'invio; se invece sei titolare di partita Iva il pagamento online è l'unica modalità ammessa, e l'home banking è una delle vie previste. Valuta però un limite preciso: dal conto online puoi pagare soltanto deleghe con un importo a debito, senza crediti da portare in compensazione. Se hai un credito da usare, o il modello chiude a saldo zero, devi passare dai servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate. Per gli acconti di novembre, che di norma sono un semplice versamento, questa condizione non crea problemi.

Dove trovare la funzione F24 nell'home banking e come compilare le sezioni

Una volta entrato nell'area riservata del tuo conto, cerca la voce dedicata ai pagamenti e poi quella relativa a tasse e tributi, che nella maggior parte delle banche si chiama proprio F24: da lì scegli il tipo di modello. Per gli acconti d'imposta serve l'F24 ordinario, suddiviso nelle sezioni Erario, Inps, Regioni e Imu e altri tributi locali; il semplificato ha un'unica sezione ed è pensato per i tributi comunali, mentre l'Elide, con gli elementi identificativi, riguarda casi particolari come le imposte sui contratti di locazione. Se hai ricevuto un modello precompilato da un ente, limitati a ricopiare i dati che vi trovi, perché contiene già codici, importi e anno di riferimento. Nella sezione contribuente inserisci codice fiscale e dati anagrafici, che spesso la banca propone già in automatico; poi passa alla sezione Erario e compila una riga per ogni tributo: il codice tributo (per il secondo acconto Irpef, ad esempio, è il 4034), l'anno di riferimento, che per gli acconti è l'anno d'imposta in corso, e l'importo a debito. Se non sei sicuro del codice, l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione una ricerca guidata ad accesso libero che ti indica anche come riempire le caselle. Lascia vuote le sezioni che non ti riguardano e controlla che il saldo finale coincida con la somma delle righe compilate.

Cosa verificare prima di confermare e come scegliere la data di addebito

Prima di confermare, dedica un momento al riepilogo che la procedura ti mostra, perché un errore di codice tributo o di anno di riferimento è molto più laborioso da sistemare dopo che prima. Verifica che il codice fiscale sia il tuo e non quello di un familiare se usi un conto cointestato, che l'importo corrisponda a quanto calcolato in dichiarazione e che sul conto ci sia disponibilità sufficiente alla data di addebito: se mancano i fondi, la banca scarta la delega e il versamento risulta non eseguito. Quasi tutti gli istituti ti permettono di scegliere una data di esecuzione futura, quindi puoi preparare l'F24 con anticipo e farlo addebitare a ridosso della scadenza, tenendo presente che fa fede la data di addebito e che il secondo acconto si versa entro il 30 novembre, o il primo giorno lavorativo successivo se cade di sabato o in un giorno festivo. Considera anche i limiti operativi del tuo conto: alcuni profili hanno un massimale giornaliero per le disposizioni online e, se l'acconto è alto, potresti dover chiedere alla banca di alzarlo per tempo. La conferma richiede il codice usa e getta inviato sull'app o via sms, come per un bonifico.

Dopo l'invio: quietanza, revoca e correzione degli errori

Dopo l'invio, l'operazione compare tra i movimenti in attesa con uno stato che passa da inserito a eseguito nella data che hai scelto; fino al giorno precedente all'addebito, molte banche consentono di revocarla dall'elenco delle disposizioni, possibilità utile se ti accorgi di un refuso. A pagamento avvenuto scarica la quietanza, cioè la ricevuta con il numero di protocollo e i dati della delega: è il documento che prova il versamento, conservalo insieme alla dichiarazione dei redditi. Dopo qualche giorno puoi verificare che il pagamento risulti correttamente attribuito consultando il tuo cassetto fiscale nell'area riservata dell'Agenzia delle Entrate. Se noti un errore quando l'F24 è ormai eseguito, non ripetere il versamento: per sbagli di codice tributo, anno o periodo di riferimento puoi chiedere la correzione all'Agenzia tramite il servizio online dedicato o in ufficio, perché l'importo è stato comunque incassato. Se invece la scadenza è passata senza pagare, puoi rimediare con il ravvedimento operoso, versando con una nuova delega l'imposta, gli interessi e la sanzione ridotta.

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