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Prestito per ristrutturare casa entro fine anno e detrazione al 50%

Aggiornato il 16 ottobre 20264 capitoli
Perché il bonifico deve partire entro il 31 dicembre 2026

Perché il bonifico deve partire entro il 31 dicembre 2026

Un prestito per ristrutturare casa chiesto adesso ha un motivo preciso: la detrazione sui lavori di recupero edilizio segue il criterio di cassa, cioè conta la data in cui paghi, non quella in cui il cantiere viene chiuso. Per le spese sostenute nel 2026 la detrazione resta al 50% su un tetto di 96.000 euro per unità immobiliare, ma solo se intervieni sull'abitazione principale e ne sei proprietario o titolare di un diritto reale di godimento, come l'usufrutto. Negli altri casi l'aliquota è già del 36%. Dal 1° gennaio 2027 la percentuale scende: 36% per l'abitazione principale e 30% per le altre situazioni, sempre entro lo stesso limite di spesa, e dal 2028 anche il tetto si riduce. In pratica, su una stessa fattura pagata a dicembre invece che a gennaio recuperi una quota di imposta più alta. Se l'impresa ti ha già consegnato i preventivi e ti manca solo la liquidità, un finanziamento personale ti permette di saldare entro l'anno e di fissare la percentuale più alta su tutta la spesa pagata.

Quale finanziamento scegliere per arrivare in tempo

Per una ristrutturazione che deve partire e chiudersi in pochi mesi, il prestito personale è di solito la strada più rapida: non richiede ipoteca né perizia sull'immobile, la somma viene accreditata sul conto in un'unica soluzione e l'istruttoria si basa su busta paga, cedolino della pensione o dichiarazione dei redditi. Il mutuo di ristrutturazione, che trovi trattato in un'altra pagina di questa sezione, ha senso per importi più alti e tempi lunghi, ma richiede settimane in più tra perizia e atto notarile, e in autunno quelle settimane pesano. Quando chiedi i preventivi alle banche o alle finanziarie, confronta sempre il TAEG, il tasso annuo effettivo globale, che comprende spese di istruttoria, incasso rata e assicurazione se obbligatoria, e non fermarti al TAN. Verifica i tempi di erogazione indicati nel contratto e chiedi un importo pari ai preventivi dell'impresa più un margine ragionevole per gli imprevisti, perché un secondo prestito a lavori iniziati costa di più e allunga i tempi. Scegli infine una durata che renda la rata sostenibile anche nel caso in cui una parte della detrazione non risulti utilizzabile.

Come pagare l'impresa senza perdere la detrazione

Ottenuta la somma, il modo in cui paghi decide se la detrazione spetta davvero. Ogni fattura va saldata con il bonifico parlante, un bonifico bancario o postale che riporta nella causale il riferimento all'articolo 16-bis del Testo unico delle imposte sui redditi, il codice fiscale di chi beneficia della detrazione e la partita IVA o il codice fiscale dell'impresa che riceve il pagamento. Con questo tipo di bonifico la banca applica la ritenuta d'acconto all'impresa e l'Agenzia delle Entrate può controllare la spesa. Un bonifico ordinario o un pagamento in contanti fanno perdere il beneficio, anche se la cifra è piccola. Fai partire i bonifici dal conto intestato a chi chiederà la detrazione, lo stesso su cui è stato accreditato il prestito, e tieni d'occhio la data di esecuzione: conta quella del pagamento, quindi non aspettare gli ultimi giorni dell'anno, quando le disposizioni possono slittare. Puoi pagare acconti e stati di avanzamento entro dicembre anche se i lavori proseguono a gennaio, perché ogni bonifico segue le regole dell'anno in cui viene eseguito. Conserva fatture, ricevute dei bonifici e il titolo edilizio, ad esempio la CILA, per almeno dieci anni dalla fine dei lavori.

Rata del prestito e quote di detrazione: fai i conti prima di firmare

La detrazione non arriva in un'unica volta: viene divisa in dieci quote annuali di pari importo, a partire dalla dichiarazione dei redditi dell'anno successivo alla spesa, nel quadro E del 730 o nel quadro RP del modello Redditi. Il prestito, invece, lo rimborsi con la rata mensile fin da subito, e spesso in meno di dieci anni. Per questo conviene mettere a confronto il piano di ammortamento del finanziamento con il rimborso fiscale che ti arriverà ogni anno e valutare quanta parte degli interessi viene coperta dal risparmio di imposta. Un punto che molti trascurano è la capienza IRPEF: ogni quota annuale si sottrae all'imposta dovuta in quell'anno e, se la tua imposta è più bassa della quota, la differenza va persa e non si recupera negli anni successivi. Se hai un reddito contenuto, o se in famiglia più persone partecipano alla spesa, valuta di dividere fatture e bonifici tra chi ne ha diritto, come il coniuge o il convivente, in modo che ciascuno sfrutti la propria imposta. Tieni presente anche che la sostituzione di una caldaia a combustibili fossili non rientra più tra le spese agevolate dal 2025 e che per gli immobili a uso promiscuo la detrazione si dimezza. Per il calcolo sul tuo caso, un CAF o un commercialista possono verificare i numeri prima della firma del prestito.

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