Quanto vale il bonus mamme lavoratrici nel 2026
Il bonus mamme lavoratrici è un'integrazione al reddito gestita dall'INPS e destinata alle madri che lavorano e hanno almeno due figli. Nel 2025 il contributo valeva 40 euro al mese per un massimo di 12 mensilità, calcolate sui mesi di attività lavorativa, ed è stato pagato in un'unica soluzione a dicembre o, per le domande arrivate più tardi, entro febbraio dell'anno successivo. Con la legge di bilancio 2026 l'importo è salito a 60 euro mensili, quindi fino a 720 euro l'anno se maturi tutte le dodici mensilità. Il contributo spetta per ogni mese, o frazione di mese, in cui risulta attivo un rapporto di lavoro dipendente o un'attività autonoma con i requisiti previsti: non devi aver lavorato materialmente tutti i giorni, conta che il rapporto sia in essere. La somma non è tassata, non è soggetta a contributi e non entra nel calcolo dell'ISEE, un dettaglio che vale la pena ricordare se la tua famiglia accede ad altre prestazioni legate all'indicatore. Tieni presente che si tratta di un aiuto nato come soluzione transitoria, in attesa dell'esonero contributivo di cui parliamo più avanti.
Requisiti: figli, reddito e tipologie di lavoro ammesse
Per ottenere il bonus mamme nel 2026 devi avere almeno due figli, compresi quelli adottati o in affidamento preadottivo, e un reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro annui. Il diritto dura fino al decimo compleanno del figlio più piccolo; se i figli sono tre o più, il limite si sposta al diciottesimo compleanno del più giovane. Sono ammesse le lavoratrici dipendenti del settore pubblico e privato, comprese quelle con contratto intermittente o in somministrazione, le autonome iscritte a una gestione previdenziale obbligatoria, le professioniste con Cassa di previdenza e le iscritte alla Gestione Separata, collaboratrici comprese. Restano fuori le lavoratrici domestiche, cioè colf, badanti e baby sitter inquadrate con contratto di lavoro domestico, e chi non versa contributi ad alcuna gestione obbligatoria. Un caso a parte riguarda le madri con tre o più figli assunte a tempo indeterminato: per loro la legge di bilancio 2024 prevede già l'esonero dei contributi previdenziali IVS a proprio carico, quindi valgono regole di coordinamento e i due benefici non si sommano. Se rientri in questa situazione, verifica con il patronato quale misura ti spetta davvero e quale ti conviene.
Come presentare la domanda all'INPS e quando arriva il pagamento
Il bonus non arriva in automatico: va richiesto con una domanda all'INPS, che verifica i requisiti e dispone il pagamento. Puoi procedere in tre modi: online dal portale dell'Istituto con il servizio dedicato, accedendo con le tue credenziali digitali; tramite il Contact Center, al numero gratuito da rete fissa 803 164 o al 06 164 164 da cellulare, con costo in base al gestore; oppure rivolgendoti a un patronato, utile se preferisci farti seguire nella compilazione. Ricordati di inserire o aggiornare le coordinate di pagamento nell'area personale, perché un IBAN errato o mancante è tra le cause più comuni di ritardo. Per l'edizione 2025 l'INPS ha pagato in un'unica soluzione, a dicembre o entro febbraio 2026 per le domande presentate entro il 31 gennaio, e ha ammesso un'istanza integrativa per i mesi non conteggiati. Per il 2026 istruzioni operative, scadenze e calendario dei pagamenti vengono fissati con una circolare dell'Istituto: prima di inviare la richiesta controlla le date in vigore, così eviti di presentarla fuori termine e di perdere mensilità che ti spetterebbero.
Le novità in discussione con la manovra 2027
La ragione per cui si torna a parlare di bonus mamme è la manovra 2027, nel cui dibattito è entrata l'ipotesi di un aumento del contributo mensile rispetto ai 60 euro attuali. Al momento in cui scriviamo si tratta di una discussione in corso: finché il testo non viene approvato e pubblicato, l'importo resta quello fissato per il 2026 e nessuna cifra nuova è certa. Diffida quindi delle anticipazioni che indicano somme precise e aspetta la legge e la circolare INPS applicativa. C'è poi un secondo elemento da seguire con attenzione. Il contributo in denaro è nato per sostituire temporaneamente l'esonero contributivo parziale per le madri lavoratrici, cioè uno sconto sui contributi a loro carico che doveva partire nel 2025, è stato rinviato al 2026 e poi di nuovo al 2027. Se nel 2027 l'esonero diventasse operativo, con il decreto del Ministero del Lavoro che ancora manca, il bonus diretto potrebbe cambiare forma o convivere con il nuovo strumento. Per il bilancio familiare conviene considerare questa somma come un'entrata annuale non garantita negli anni successivi e verificare a ogni inizio d'anno cosa è stato confermato.





