Che cosa entra davvero nel limite degli 85.000 euro
Il limite degli 85.000 euro del regime forfettario si misura sui ricavi incassati e sui compensi percepiti nell'anno, non sulle fatture emesse: vale il principio di cassa, quindi una fattura datata dicembre e pagata a gennaio pesa sull'anno dell'accredito e non su quello del documento. È una distinzione che in contabilità ordinaria conta poco e qui invece sposta l'intera verifica di fine anno, perché a decidere non è il registro delle fatture ma l'estratto conto. Sul calcolo pesa anche un secondo aspetto: i costi non si sottraggono. La soglia guarda agli incassi lordi dell'attività, non al reddito che ti resta dopo attrezzature, software o affitti, e somma tutto ciò che transita dalla stessa partita IVA, anche quando eserciti più codici ATECO. Rientrano nel conteggio pure la rivalsa INPS del 4% addebitata in fattura da chi è iscritto alla Gestione separata e l'imposta di bollo da 2 euro quando la riaddebiti al cliente: voci piccole che, sommate su dodici mesi, possono spostare il risultato di qualche migliaio di euro.
Il ragguaglio ad anno se apri la partita IVA in corso d'anno
Chi avvia l'attività a metà anno non dispone della soglia piena. L'articolo 1, comma 54, della Legge 190/2014 parla di ricavi e compensi non superiori a 85.000 euro ragguagliati ad anno: nel primo periodo d'imposta il parametro va quindi riproporzionato ai giorni effettivi, con un calcolo semplice, 85.000 moltiplicato per i giorni di attività e diviso per i giorni dell'anno, contando dalla data di inizio fino al 31 dicembre compreso. Qualche esempio rende l'idea, prendendo il 2026 che conta 365 giorni. Con avvio il 1° marzo i giorni sono 306 e il limite scende a circa 71.260 euro; partendo il 1° luglio restano 184 giorni e il tetto si ferma attorno a 42.849 euro; con un'apertura al 1° ottobre i 92 giorni residui portano il riferimento a circa 21.425 euro. Se invece l'attività copre l'intero periodo d'imposta, torna valido il limite intero. Attenzione a un dettaglio che sfugge spesso: il ragguaglio riguarda solo gli 85.000 euro, mentre la soglia dei 100.000 non si riproporziona. Verifica il tuo limite effettivo già nei primi mesi, così non scopri a dicembre di averlo superato con incassi che sembravano modesti.
Due soglie e due conseguenze: 85.000 e 100.000 euro
Superare il tetto non produce sempre lo stesso effetto, perché molto dipende dall'entità dello sfondamento. Se gli incassi dell'anno restano fra 85.000 e 100.000 euro, l'imposta sostitutiva si applica fino al 31 dicembre e il passaggio al regime ordinario decorre dal 1° gennaio successivo: hai quindi un intero esercizio per organizzarti. Se invece gli incassi oltrepassano i 100.000 euro, l'uscita è immediata, l'IVA va applicata già dalla fattura con cui superi la soglia e il reddito dell'anno finisce tassato con l'IRPEF progressiva. La doppia soglia è nata insieme all'innalzamento del limite da 65.000 a 85.000 euro introdotto dalla legge di bilancio per il 2023, come contrappeso per evitare che il forfettario accompagnasse ricavi molto elevati. Sapere quale dei due livelli stai avvicinando ti dice quanto margine hai ancora: sotto i 100.000 euro ragioni sulla pianificazione dell'anno prossimo, oltre quella cifra devi intervenire già sulla prima fattura utile.
Come monitorare gli incassi e cosa si muove in manovra
Poiché conta l'accredito, il controllo utile è un progressivo degli incassi aggiornato a ogni pagamento ricevuto, non il totale del fatturato emesso. Con ricavi distribuiti in modo uniforme il riferimento mensile per non sforare si aggira sui 7.080 euro, ma il lavoro autonomo è raramente regolare, per cui conviene guardare il residuo disponibile mese per mese. Se a novembre sei a un passo dalla soglia, concordare con il cliente un pagamento a gennaio è legittimo, purché l'accordo sia reale e non di facciata; quello che non puoi fare è emettere la fattura in ritardo, perché il documento va comunque emesso nei termini. Se prevedi di superare, parlane in anticipo con il commercialista: l'uscita dal regime non è automaticamente uno svantaggio, perché chi sostiene costi rilevanti può finalmente dedurli. Sul fronte normativo, il dibattito sulla prossima manovra tocca anche l'ipotesi di alzare la soglia della flat tax. Finché il testo non viene approvato e pubblicato, però, il riferimento operativo resta il limite in vigore: imposta la verifica sugli 85.000 euro attuali e valuta una soglia più alta solo quando sarà confermata dalla norma definitiva, chiedendo conferma al tuo consulente fiscale.





