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Secondo acconto Irpef di novembre: chi deve pagarlo e come

Aggiornato il 07 ottobre 20264 capitoli
Chi è tenuto al secondo acconto Irpef del 30 novembre

Chi è tenuto al secondo acconto Irpef del 30 novembre

Il secondo acconto Irpef è la quota di imposta che anticipi per l'anno in corso, calcolata sulla base di quanto hai dichiarato nell'ultimo modello Redditi o 730. Sei tenuto a versarlo se l'imposta dichiarata, una volta sottratte detrazioni, crediti d'imposta, ritenute ed eccedenze, supera i 51,65 euro: sotto questa soglia l'acconto non è dovuto. Se l'importo complessivo è inferiore a 257,52 euro lo versi in un'unica soluzione entro il 30 novembre; se è pari o superiore, l'acconto si divide in due rate, la prima a giugno insieme al saldo e la seconda entro fine novembre. La scadenza pesa soprattutto sulle partite IVA, perché chi lavora in proprio non ha un sostituto d'imposta che trattiene le imposte in busta paga e deve provvedere da sé con il modello F24. Chi presenta il 730 con un datore di lavoro o un ente pensionistico, invece, si vede trattenere la rata direttamente dallo stipendio o dalla pensione di novembre. Per chi applica gli indicatori ISA o aderisce al regime forfettario le date non cambiano, ma le soglie sì: l'acconto si paga in unica soluzione se non supera i 206 euro, altrimenti in due rate di pari importo, a giugno e a novembre. Verifica quindi in quale situazione rientri prima di fare i conti, così eviti di versare una rata non dovuta o di dimenticarne una.

Come si calcola la rata di novembre con il metodo storico

Il metodo storico è quello predefinito e il più semplice da applicare: l'acconto complessivo è pari al 100% dell'imposta dovuta per l'anno precedente, cioè l'Irpef netta che risulta dalla dichiarazione una volta scalati detrazioni, crediti d'imposta e ritenute subite. Da questa base si ricava la ripartizione: il 40% è la prima rata versata entro il 30 giugno, il restante 60% è il secondo acconto Irpef in scadenza il 30 novembre. Nel modello Redditi persone fisiche l'importo da cui partire è quello dell'imposta dovuta nel quadro RN, e il software di compilazione o il commercialista lo riportano già nel prospetto degli acconti. Un esempio aiuta a fissare le proporzioni: con un'imposta dovuta di 8.000 euro, l'acconto totale è di 8.000 euro, la prima rata di giugno vale 3.200 euro e la seconda di novembre 4.800 euro. È questa asimmetria, con la quota maggiore concentrata in autunno, a rendere la scadenza di novembre la più impegnativa per chi ha partita IVA, tanto più che con le stesse regole si versano anche gli acconti della cedolare secca e dell'imposta sostitutiva del regime forfettario. Tieni conto di questo peso quando pianifichi la liquidità dei mesi precedenti, accantonando una quota dei ricavi man mano che incassi.

Metodo previsionale: quando puoi ridurre o azzerare la rata

Se prevedi che l'Irpef dell'anno in corso sarà più bassa di quella dell'anno precedente, puoi calcolare l'acconto sull'imposta che stimi di dover pagare anziché su quella storica. È il metodo previsionale, utile quando il fatturato è calato, quando hai nuove spese detraibili come interessi del mutuo, spese sanitarie o lavori in casa, quando è cambiata la situazione familiare o quando hai cessato l'attività o sei passato a un regime diverso. In questi casi il secondo acconto Irpef può ridursi, fino ad azzerarsi se quanto dovuto è già stato coperto dalla rata di giugno. La scelta richiede però prudenza, perché se a consuntivo l'imposta effettiva risulta superiore a quanto hai versato, sulla parte mancante si applicano sanzioni e interessi. Prima di ridurre la rata conviene quindi fare una stima realistica dei redditi di fine anno, meglio se con il proprio commercialista, e lasciare un margine di sicurezza. Se dovessi accorgerti di aver versato meno del dovuto, puoi comunque regolarizzare con il ravvedimento operoso, che riduce le sanzioni rispetto a quelle applicate in caso di accertamento. Il vantaggio concreto del metodo previsionale è non anticipare allo Stato somme che ti verrebbero restituite solo con la dichiarazione successiva.

Come versare il secondo acconto con il modello F24

Il versamento avviene con il modello F24, nella sezione Erario, indicando il codice tributo 4034, riservato alla seconda rata o all'acconto in unica soluzione, e l'anno d'imposta a cui si riferisce. Se sei titolare di partita IVA devi trasmettere l'F24 in via telematica, attraverso i servizi online dell'amministrazione finanziaria oppure l'home banking; i privati senza partita IVA possono anche presentare il modello cartaceo in banca o in posta, purché non utilizzino crediti in compensazione. A differenza del saldo e della prima rata, che puoi dilazionare in rate mensili, l'acconto di novembre non è rateizzabile e va pagato per intero entro la scadenza. Se disponi di crediti d'imposta, ad esempio un'eccedenza Irpef dell'anno precedente, puoi usarli in compensazione nello stesso F24 riducendo l'importo da pagare. Controlla che il modello riporti correttamente l'anno di riferimento e il codice tributo, perché un F24 compilato male comporta un versamento non riconosciuto da sistemare in seguito. Se la scadenza cade di sabato o in un giorno festivo, il termine slitta al primo giorno lavorativo successivo. Prepara il pagamento con qualche giorno di anticipo, così hai il tempo di verificare l'importo con il commercialista e di accertarti che sul conto ci sia la copertura necessaria.

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